domenica, gennaio 06, 2008

Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza

Cari amici,

colgo al volo lo sfogo del Came e le sue provocazioni per cercare di trasmettervi brevemente ciò che penso io.

Premetto che questa non è affatto una reazione impulsiva a ciò che da poco ho letto ma una riflessione da mesi meditata. Nutro e persevererò nel nutrire lo stesso affetto e stima per una persona come il Came, soprattutto ora che ha sollevato tematiche importanti di cui finora avevo discusso con alcuni in maniera privata e riservata.

Non posso però non rispondere alle sue asserzioni perché mi toccano personalmente e perchè, non presentandovi il mio pensiero, non vorrei che passasse come un "Chi tace, acconsente". Tuttaltro.

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Sembra sia stata piazzata una bomba ad orologeria in qualche dove tra di voi, a lunga scadenza e ognuno prende le distanze senza sentirsi in colpa, come ladri che han preso quel che potevano e ora se ne stanno tornando a casa con la refurtiva.>>

Non mi sento affatto un ladro. Non credo di aver trascorso gli ultimi 3 anni della mia vita a sfruttare le persone che frequentavo, di aver soltanto ricevuto e ora, riempito il sacco, di andarmene e chi s'è visto s'è visto. Non mi sembra di aver succhiato la linfa vitale di questa compagnia e ora, che dovremmo essere agli sgoccioli, mollo tutto e me ne vado. Penso piuttosto di aver dato anche io qualcosa, non so se più di quello che ho ricevuto o il contrario, ma vorrei evitare questo calcolo in quanto la logica dello scambio e della razionalità strumentale non mi sembra la più adatta al contesto in questione. Tuttavia credo di non aver soltanto succhiato il latte materno fino al completo svezzamento. Unilateralmente. Non credo che nessuno lo metta in dubbio comunque.

Non credo nemmeno ci siano colpe per questa situazione. Dite che io non credo più in questa compagnia? Dite che io sono quello che ha sbloccato la situazione e che se non avessi mollato io l'ultimo ci saremmo stati tutti? Dite che io debba andarmene a fanculo? Ci vado. Con piena indifferenza però. Perchè non mi sento in colpa di niente. Io ho scelto di passare questo ultimo con chi pensavo mi sarei più divertito. Io ogni sabato esco con chi ho voglia di uscire. Io non sento più il bisogno, che una volta provavo, di appartenere a una compagnia, qualunque essa sia. Qualunque essa sia. Può darsi che in futuro mi ricreda. Ma ora dovrei farmene una colpa? Si sarò egoista. Però credo che se io stabilisco di appartenere a una compagnia allora la mia adesione deve essere convinta. E per essere convinta devo sapere che io sto meglio con queste persone (COLLETTIVAMENTE) che con qualsiasi altro gruppo. E se una volta questo era vero per me, ora lo dubito. Non perchè con voi non mi trovi a mio agio, però sarebbe ipocrita sostenere che con voi COLLETTIVAMENTE mi trovo meglio che con qualsiasi altro.
Avrei dovuto, a questo punto, venir lo stesso all'ultimo per non rompere l'unità che c'è semper stata? Anche fingendo che fosse la mia scelta migliore? Non credo.

Ovviamente tutto questo non significa che io non abbia mai il desiderio di uscire con voi - e in più mi lusinga il fatto che a voi stia a cuore se usciamo tutti assieme.

Naturalmente questo discorso vale per la compagnia collettivamente, non per le singole persone, tra le quali, con alcune, ho un rapporto di certo più forte e profondo di molte altre di Schio o Trento.

Questo però è quello che sento e ci tenevo a riferirvelo. Per non essere ipocrita. Per non essere nemmeno il capro espiatorio della situazione. Nessuno ha colpe per me.

Spero di essere stato chiaro,

con affetto

matteo

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